Gli Indifferenti

Luglio 3, 2008

Quando Moravia cominciò scrivere il suo primo romanzo (di studi non aveva che compiuto la 5 ginnasio) nel 1925, non aveva ancora compiuto diciott’ anni. L’Italia di quel tempo era sotto la dittatura mussoliniana e stava scivolando verso il consenso e i plebisciti per il fascismo.

Egli, con questo romanzo, raffigurò lo sfacelo di una famiglia borghese e dell’ intero Paese.

La vicenda è pervasa e trabbocante di atteggiamenti falsi, ipocriti, stupidi, inutili….quando solo basterebbe la forza di essere sinceri, per uscire dall’ attanagliante buio a cui ci si è aggrovigliati.

Tutto finisce miseramente però.


I fiori blu

Luglio 3, 2008

La trama narrativa è la seguente.

Due personaggi, ogni volta che si coricano, sognano di vivere la vita dell’altro. E qui sorge il primo dubbio, che ognuno interpreta a modo suo: chi sta sognando chi, dei due? Perché, vedete, uno è Giocchino d’Auge, duca che è oppresso e deluso dalla storia, mentre l’altro è Cidrolin, un nullafacente che vive in una barca…e vive nel ventesimo secolo.

Il duca attraversa diversi periodi storici, con un intervallo di 175 anni da ognuno: nel 1264 si apre la vicenda narrata; nel 1439 compra cannone per sedare chiunque lo voglia costringere all’ennesima crociata; nel 1614 si smarrisce durante un acquazzone e si riscalda nell’abitazione dell’alchimista Timoleo Timolei, che prende al proprio servizio; nel 1789, in piena Rivoluzione, viaggia alla ricerca dei preadamiti e, per provare la loro esistenza, si mette a dipingere graffiti nelle grotte, che gli studiosi scambieranno per testimonianze dell’esistenza degli uomini primitivi, finchè, nel 1964, giunge presso l’abitazione di Cidrolin, che lo indirizza al campo di campighe per campisti.

Cidroli, padre di tre figlie tutte quante maritate, dopo che anche l’ultima si sposa, ha come unica compagnia una ragazza, una specie di badante, e le sue costanti preoccupazioni sono di bere l’essenza di finocchio e di cancellare le ingiurie che qualcuno scrive nel muro in cui è ormeggiata la chiatta in cui vive, ogni giorno.

In questo romanzo, cosparso di acrobazie sintattiche – a cui si deve a quel genio di Calvino la possibilità di coglierle anche in italiano – , due protagonisti sognano, uno il futuro, l’altro il passato: alla fiducia nei propri mezzi dell’eroe medievale, impegnato in avventure e ribellioni e alti consigli nobiliari, fa eco, a futura distanza, l’antieroe Cidrolin, immobile e sonnacchioso nella sua chiatta, come se non vi fossero speranze di innovazione nella vita dell’essere umano contemporaneo; in questo romanzo, ricco di critica all’etnicità degli esseri umani, ogni episodio, abilmente rimpolpato dai personaggi minori (le protagoniste, il guardiano che pensa e non sogna mai, i cavalli parlanti, il paggio, l’abate Riphinte, il vescovo Onesiforo, il barman Onesiforo…), contiene una critica alle ragioni umane.

Filosoficamente parlando, il giudizio su che ritiene di essere nella misura di cui pensa, appare negativo, e la realtà non è altro che un sogno continuo, mentre la realtà vera di chi non sogna, svanirà.

A questo punto, ci si chiede: ma qual è il significato del titolo I fiori blu?

In francese, queste tre parole, sono un modo di dire, di indicare ironicamente gli idealisti, i romantici, nostalgici d’una purezza perduta.

All’inizio del libro, proprio nelle prima pagine, il duca, mentre sta uscendo per dirigersi in città con Sten (diminutivo di Demostene), cavallo parlante, afferma che i fiori blu sono stati coperti inesorabilmente dal fango della storia.

Calvino, nella nota, ci spiega: quando, alla fine, nel momento in cui scoppia il temporale e il duca e il suo seguito, ospiti di Cidrolin, rimangono nella barca (l’Arca) per superare il diluvio ed arrivare alla meta tanto ricercata (uscire dal Tempo?, ricominciare l’Eterno Ritorno?), <<…uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.>>

Mio voto: 9/10.

Sarà uno di quei libri che rileggerò ancora diverse volte, negli anni.


segnalazione

Giugno 27, 2008

 Per chi è o torna a Pordenone o ci passa il 7 luglio.

 

 

Biblioteca Civica

 

 

 

I Cercaluna

 

testo di e con Pierluigi Cappello

 

da un’idea di Paolo Medeossi

 

 

Appuntamento con la Luna e i poeti e gli autori che l’hanno contemplata e decantata. I Cercaluna racconta della luna e di chi ne ha scritto in un affascinante percorso storico letterario fra le pagine di Galileo Galilei, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello,

Italo Calvino, Giacomo Leopardi

 

“Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai silenziosa Luna?”. Chi scrisse questi versi – spiega Pierluigi Cappello – cercava la Luna e si perse nell’interrogarla: perché la Luna è una dea che esige amanti disposti ad amarla sotto la cifra della più totale gratuità.

Chi cerca la Luna è chiamato al rischio di cercarla: perché oltre che bella, la Luna è anche armata: serena e severa più di qualsiasi dea greca. Regge una doppia scure falcata; con la parte crescente di essa promette prosperità e benedizione a chi le si avvicina: ma se agita quella calante, allora è la maledizione e la piaga a scuotere le vertebre di chi le si allontana.
Per questo chi la cerca è esposto alla crisi e chi è in crisi, spesso, vede molto più in là di chi non lo è.

Ho letto che Cercaluna vuol dire scansafatiche o perdigiorno a scelta; ma io so che chi cerca la Luna è il Chisciotte sbalzato dal ronzino a mordere la polvere, so che chi la cerca, deriso, ci porge sul palmo la parte soleggiata di noi stessi.

                                                                                                                          Pierluigi Cappello

 

Una volta per una questione di orbite e distanze, Terra e Luna erano quasi appiccicate tanto da potersi sfiorare nelle notti di plenilunio. Bastava una scala a pioli collocata nel posto giusto perché qualcuno vi salisse e arrivasse a un palmo dalla superficie del nostro satellite, coperta da una crosta di scaglie puntute, simili al ventre di un pesce di cui aveva anche l’odore… Questa era la Luna di Italo Calvino che, nelle Cosmicomiche, lasciava galoppare alta nei cieli la sua fantasia fantascientifica per scappare dalla gabbia delle abitudini e vivere il quotidiano nei termini più remoti ed esotici rispetto alla nostra esperienza.

                                                                                                                                     Paolo Medeossi

I Cercaluna sono.

 

Sonia Liva, Manuel Buttus, Giorgio Monte (voci narranti)

Isabella Pers, Tiziana Pers (performance pittorica)

Gianni Fassetta (fisarmonica)

Emma Montanari (canto)

Costanza Brancolini (danza)

Commento di Pierluigi Cappello

 

lunedì 7 luglio  2008

ore 21.00

Chiostro del Convento di San Francesco

Piazza della Motta – Pordenone

 

Una produzione Teatrino del Rifo/prospettiva T

                                                                        Il Teatro nei Luoghi


La coscienza di Zeno

Giugno 26, 2008

Ho appena terminato di leggere La coscienza di Zeno, innovativo romanzo autobiografico che consiglio vivamente a voi tutti.

Sono stata colpita dallo stile e dalla lingua utilizzati da Hector Schmitz  (vero nome di Italo Svevo) nella sua opera più celebre: ho perciò pensato di riportare alcune curiosità in merito all’argomento, che mi paiono molto interessanti.

Ci si accorge fin dalle prime pagine che la lingua di Svevo presenta usi di parole e forme grammaticali inusuali. Egli infatti si distacca dall’italiano “normale” del suo tempo - il toscano - (e per questo venne accusato di scrivere male!), a testimoniare l’incertezza linguistica che ancora vigeva a Trieste, città nella quale l’autore viveva e lavorava. Trieste: periferica rispetto a Firenze e Roma da una parte, dall’altra terra di confine, linguisticamente interferita dal tedesco e dalle lingue slave. Svevo, in particolare, aveva una competenza plurilingue articolata: parlava il dialetto triestino, conosceva l’italiano sia letterario che commerciale oltre a parlare fluentemente il tedesco, il francese, e in minor grado, l’inglese (ebbe come insegnante niente meno che James Joyce!). Si comprende dunque il perchè del suo italiano insicuro: non è nativo, ma, piuttosto, libresco.

Ciò lo porterà a scrivere con alcune particolarità che saltano all’occhio, come ho accennato in precedenza.

Eccone alcune:

-          il VERBO è un settore che presenta molte irregolarità. Con il servile, in molti casi, sono possibili sia l’ausiliare essere che avere (“ha potuto venire” – “è potuto venire”), ma la forma impersonale ammette solo l’ausiliare essere, mentre Svevo scrive così: “quello (il vestito) di sera in nessun caso si avrebbe potuto indossare di giorno” ;

-          I PARTICIPI PASSATI sono accordati con il complemento oggetto posposto: “avevo amata mia madre”, “avrebbe rafforzati i freni”;

-          quanto ai tempi, il PASSATO REMOTO è usato in eccesso (per ipercorrettismo di un settentrionale che non lo possiede nel proprio modo di parlare spontaneo). Es.: “La mia fronte è spianata perchè dalla mia mente eliminai ogni sforzo”- qui l’italiano toscano avrebbe richiesto il passato prossimo;

-          sovraesteso uso della preposizione DI al posto di A. Es.: “se riuscissimo di tenerlo a letto”. In questo Svevo è influenzato dal francese, la lingua straniera che più condiziona il suo italiano.

 

Un altro aspetto interessante del romanzo è il riferimento alla psicanalisi (cui lo stesso autore fu sottoposto) e i conseguenti richiami a Freud. Per chi fosse interessato, consiglio parte di un saggio di Eduardo Saccone: “Commento a Zeno”(pp. 180-84), nel quale le ultime pagine della Coscienza vengono commentate alla luce del pensiero di Freud.

 

Buone letture e buone vacanze!


“Uno nessuno e centomila”…..(io)

Giugno 24, 2008

Chi sono io? Esisto per me stesso o solo in funzione di quella realtà che gli altri mi vogliono affibiare? Quale realtà dunque è vera? e poi per chi lo è? Uno? Nessuno? Centomila?

Queste sono solamente alcune delle innumerevoli domande che il protagonista del racconto, Vitangelo Moscarda, si pone; le quali, per chi leggerà il libro, vedrà porteranno a terribili e paradossali (ma poi chi lo dice che lo siano?) conclusioni.

A mio spassionato parere non è un libro per chi non ama trastullarsi il cervello con arzigogoli simili, anche se dal punto di vista scientifico espone un processo di introspezione analitica da “manuale” (è possibile seguire le varie tappe del percorso in maniera lacidissima).

Faccio solo quest’ ultima domanda, ne avrei a bizzeffe ma evito: chi si è mai accorto e visto vivere?

Vi siete mai domandati o incuriositi, vedendo una vostra foto (e cosa importante: non deve essere stata scattata mentre eravate in posa) chi mai fosse quello lì? La stessa cosa avviene per la voce: si sa, infatti, che se noi la registrassimo, quando la riascoltremmo non ci sembrerà che sia prorpio quella voce la nostra, quella che ci sentiamo dentro. Mai successo?

Ecco più o meno questo è lo stile del libro. All’ inizio magari si fa un pò di fatica ma poi se sè lo si capisce è tutt’ un altra musica. 

Attenzione a non finire come Moscarda però!

Un saluto a tutti!

 


Parole

Giugno 23, 2008

Queste sono le parole che non conoscevo, o di cui non avevo ben delineato il significato, delle prime 46 pag de La cognizione del dolore di Gadda (pag 190 ca).

Siccome me le ero cercate su internet, le metto qui così chi altri ha da lkeggere questo libro può anche capire cosa dice l’autore!

P.S. Non sono tutte perchè Gadda, poliglotta disgraziato!, usa anche parole di dialetti…lì, se proprio volete, cercatevele! Della maggior parte non ho specificato il significato, ma ho messo sinonimi più comprensibili!

Ancipite: Che ha doppia natura o aspetto; nella metrica greca e latina, di sillaba o vocale che può avere valore di lunga o di breve

Agronomo: specialista dello studio e delle tecniche di coltivazione del terreno

Bazza: fortuna; mento sporgente

Barcarizzo: Apertura nel parapetto delle navi, alla quale viene accostata una scaletta per consentire l’entrata e l’uscita delle persone durante la permanenza in porto

Brefotrofio: orfanotrofio; ospizio

Correo: coimputato

Diuturno: di lunga/breve durata; discontinuo

Disamina: esame

Erto: ripido

Esorbitare: oltrepassare i limiti

Erborare: andare in cerca di erbe

Endosmosi: processo di osmosi rappresentato dal passaggio di un solvente attraverso una membrana semimpermeabile

Embricato: Ricoperto di embrici; ciò che è disposto secondo una parziale sovrapposizione, come gli embrici dei tetti

Facezia: scherzo, barzelletta

Fistola: Antico strumento musicale a sette canne suonato dai pastori, detto anche siringa; condotto attraverso il quale scorre un liquido di origine patologica o chirurgica; tubo, conduttura d’acqua

Fronzuto: rigoglioso

Gualdrappona:

Gozzo: gola, stomaco

Inopinato: inaspettato, improvviso

Interiezioni: esclamazioni

Imbandigioni: banchetti sontuosi

Locupletare: provvedere abbondantemente di qualche cosa

Musivo: del mosaico

Novero: numero, conto, serie

Neotomismo: andate a vedervelo in internet!

Occiduo: volgente al tramonto

Omertà: complicità; solidarietà con i colpevoli

Pervicace: fermo, stabile, costante

Plaga: paese, regione, luogo

Pretto: puro

Prelazione: preferenza, opzione, priorità

Piropi: particolari minerali

Predace: vorace

Pavore: latino!

Robinia: pianta arborea o arbustiva, fiori bianchi o rosei a grappolo; è diffusa in Europa e nell’America centro-settentrionale

Ragguaglio: conforto

Ribobolo: parola o modo di dire di grande efficacia espressiva, tipico della parlata popolare toscana e spec. fiorentina

Sottilizzare: guardare per il sottile, esaminare minuziosamente

Stambugio: sgabuzzino, stanzino, ripostiglio

Teleologia (dal greco telos, “fine” o “scopo”) è la dottrina filosofica del finalismo; è la credenza che ci sia un progetto, uno scopo, una direttiva, un principio o una finalità nelle opere e nei processi naturali, unita allo studio filosofico di tale scopo.

Torno: periodo

Turrite: provviste di torri

Valsente: importo di denaro corrispondente al valore commerciale .37

Vaticinare: profetizzare

 


la versione di greco dell’Esame

Giugno 19, 2008

Se andate qui, trovate il testo della versione di greco dell’Esame e una serie di indicazioni per la comprensione. Provate a tradurlo da soli, poi fatemi sapere!


Stage

Giugno 19, 2008

Come vi stanno andando gli stage? A me non male, anche perchè, al Messaggero, iniziano a lavorare alle 3 del pomeriggio (finiscono di notte, ma questa è tutta un’altra storia!), perchè di mattina vanno “a caccia” delle notizie. E poi ci sono anche alcuni vantaggi, coè che le notizie arrivano sempre prima (ho saputo, per esmpio, della morte di Rigoni Stern prima che lo dicessero ai telegiornali…o del fatto che Luxuria parteciperà alla prossima edizione dell’isola dei famosi, ed il problema è se farà scandalo vederla in bikini e non il fatto che una politica va ad un reality show….). Comunque oggi, ho comprato il Messaggero e ho visto gli articoli che ho tagliato ieri pomeriggio e l’articolo che ho scritto io. Niente di speciale, ma mi ha fatto piacere.

A voi come sta andando?


le tracce d’italiano

Giugno 18, 2008

Questi sono i titoli delle tracce dell’esame di Stato di quest’anno. Volete provare a farne qualcuno?


Omaggio a Mario

Giugno 17, 2008

E’ morto Mario Rigoni Stern.

« Come vivere? Allora questa domanda ce la dobbiamo porre non soltanto alla fine di un millennio, di un secolo, di un anno, ma tutti i giorni, e tutti i giorni svegliandoci, si dovrebbe dire: oggi che cosa ci aspetta? Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. »