La complessità di questo libro non è solo espressa nei più diversi registri stilistici, i più diversi linguaggi – dall’italiano letterario e aulico all’italiano regionale lombardo popolare e borghese, dallo spagnolo ai dialetti meridionali, ai più svariati tecnicismi, arcaismi e neologismi, ma anche dalla tecnica del “flusso di coscienza” portata allo stremo.
Calvino, nelle Lezioni americane, descrive Gadda, tra le altre cose, come un nevrotico “che getta tutto se stesso nella pagina che scrive, con tutte le sue angosce ed ossessioni, cosicché spesso il disegno si perde, i dettagli crescono, fino a coprire tutto il quadro”. Calvino, qui, fa riferimento a Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, ma io ritengo che si possa interpretare anche per quanto riguarda la cognizione del dolore.
È una ricerca, una ricerca delle ragioni dell’irreparabile rancore di un figlio nei confronti della madre, che forse rappresenta la natura (non ne sono sicuro, se qualcuno me lo spiegasse mi farebbe un piacere!) e del suo odio verso l’ipocrisia e l’”imbecillaggine generale del mondo”; il tutto, ben rappresentato nella figura dell’ingegnere Gonzalo Pirobutirro (una trasposizione autobiografica dell’autore stesso, mi sembra abbastanza possibile).
A volte ci si perde, tra le pagine di quest’opera, e allora è necessario ricominciare. Ci si perde tra i continui sentieri della rabbia del protagonista (nevrosi dell’autore), in una tecnica del “flusso di coscienza” che vuole parlare del “pasticcio” dell’intera società umana. Tutto, ogni piccolo avvenimento, pensiero, viene registrato e deformato con rabbia, usando come “arma” sostantivi, verbi e aggettivi, che vengono caoticamente enumerati e accumulati.
È un romanza incompiuto, ma, personalmente, l’ho notato poco, quasi per niente.
Mi domando cosa sarebbe stato, se avesse avuto il tempo di completarlo.
Un consiglio che, però, darei all’editore, sarebbe di aggiungere una discreta serie di note al testo, perché è davvero difficile. Mi viene da pensare all’Ulisse – qualcosa in comune, G. e J. ce l’hanno! – che viene venduto con un testo di quasi 300 pagine di note. E la lettura è molto più facile, dal mio punto di vista.
Voto: 10, senza dubbio. Ma lo rileggerò solo quando vorrò torturarmi di nuovo!
Pubblicato da lorenzo900
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